Tra le montagne del Bellunese ha fatto la sua comparsa un gigante raro da vedere in Italia: l’escavatore Hitachi ZX530. Un racconto che intreccia tecnologia, lavoro e paesaggio, e che merita di essere approfondito nell’articolo completo pubblicato su e-construction.
C’è un filo arancione che attraversa le valli del Bellunese, tracciato dai cingoli e dalla potenza di un escavatore fuori dal comune. È l’Hitachi ZX530, macchina rara da incontrare in Italia e ancora più sorprendente da vedere all’opera in un contesto così affascinante e complesso come quello delle Dolomiti.
A raccontarne la storia è stato Costantino Radis, giornalista che da anni segue da vicino l’evoluzione del settore delle costruzioni. Con il suo stile diretto e coinvolgente, Radis ha saputo restituire l’emozione di trovarsi davanti a un gigante che, pur nella sua imponenza, si muove con precisione millimetrica.
Lo ZX530 non è un escavatore come gli altri: con un peso operativo superiore alle 50 tonnellate, un motore da quasi 300 kW e benne capaci di spostare fino a 3,5 metri cubi di materiale in un solo ciclo alla sua capacità massima, si posiziona in una fascia che unisce forza e produttività senza compromessi. Ogni passata della benna racconta la sua vocazione: scavare, sollevare, movimentare grandi volumi con una naturalezza che sorprende chi lo osserva.
La sua presenza nel Bellunese porta anche la nostra firma, quella della Franco Clò, concessionario storico Hitachi per il Nordest. Vogliamo vederci non soltanto come un fornitore di macchine, ma come un interlocutore attento che conosce le esigenze delle imprese del territorio e che, negli anni, ha costruito una relazione basata su fiducia e concretezza (o per lo meno è quello che speriamo!). Portare un mezzo come lo ZX530 in cantiere significa credere nell’importanza di offrire alle aziende strumenti capaci di fare davvero la differenza. E portarlo in uno dei cantieri di Dolomiti Strade, un attore particolarmente di peso sul territorio, ha un significato ancora più importante.
Il racconto di Radis mette in luce proprio questo intreccio sinergico: la potenza della tecnologia del costruttore, in questo caso Hitachi, l’esperienza di chi la mette a disposizione, Franco Clò, e il contesto unico del Ciente in cui questi mezzi si trovano a operare, in questo caso Dolomiti Strade. Il risultato è un quadro vivido, in cui i cingoli lasciano impronte profonde non solo sul terreno, ma anche nella memoria di chi ha avuto modo di vederli al lavoro.
Seguire le “tracce” degli Hitachi in queste montagne diventa così un’esperienza che va oltre la cronaca di un cantiere: è la testimonianza di come uomini, macchine e paesaggi possano dare vita a storie capaci di raccontare un settore attraverso emozione e concretezza.
Per leggere l’articolo completo firmato da Costantino Radis su e-construction e vivere il racconto dalla sua penna, clicca qui. E su instagram seguite l’hashtag #ZX530stories.
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